Voglio vivere di sharing

Pane e sharing. Altrimenti detto: diamoci una mano. E cioè: io metto a disposizione di tutti il mio tempo, quello che so fare e le cose che possiedo; in cambio ricevo aiuti, altri oggetti o anche denaro.
Una volta si chiamava baratto, o solidarietà. Adesso, per essere estremamente sintetici (e riduttivi), si chiama sharing economy, economia della condivisione.
Gli esperti avvizziranno di fronte a questa mia microscopica introduzione, ma non importa: questo non è un blog per esperti. È un blog per provarci.
La sharing economy è qualcosa di simile a un cappello a falde larghissime, sotto la cui ombra proliferano cose molto diverse tra loro: servizi che cambiano il nostro modo di spostarci (il carsharing, per dirne uno che tutti conoscono) e la possibilità di affittare la propria casa a sconosciuti quando si è in vacanza; ma sharing è anche girare il mondo dormendo sui divani degli altri (couchsurfing) o lo sfizio di noleggiare abiti di alta moda solo per una sera. E poi ancora dare via gli oggetti che non si vogliono più ricevendo qualcosa di nuovo in cambio o anche le banche del tempo digitali, ovvero quelle piattaforme internet in cui io so parlare l’inglese, tu sai aggiustare il forno e allora facciamo che io ti do lezioni di inglese e tu mi aggiusti il forno.
(Confesso: sono mesi che cerco qualcuno in grado di aggiustarmi il forno. Senza trovarlo. O gli aggiusta-forni non frequentano Internet oppure i forni vecchi come i mio sono dannatamente difficili da aggiustare).
In ogni caso questo blog nasce per sperimentare tutto quanto. Per vivere di sharing, cioè di condivisione.
Condividere per un periodo sarà il mio lavoro: sono iscritta praticamente a tutte le piattaforme Internet che esistono in Italia (qui l’elenco, se avete suggerimenti sono ben accetti) ed elencherò su questo blog tutte le cose che so fare o che posso fare per voi. Magari cose per cui non avete tempo o voglia: tipo andare in posta, portare fuori il cane, tenere i bambini, cucinare pranzo o cena, pulire casa, accompagnarvi da qualche parte in macchina, trasportare cose; e poi ancora, dare lezioni di inglese o di spagnolo, scrivere testi (non avete un’azienda per cui volete fare una nuova brochure?), scrivere post e blog su commissione o persino biglietti d’auguri. Insomma: più o meno qualsiasi cosa io sappia fare la farò per voi, in cambio del vostro aiuto in altre cose o di un compenso che decideremo insieme. Per organizzarci, potete semplicemente scrivermi qui sopra: i contatti sono in fondo a questa pagina).

Va bene, ora chiedetelo pure ad alta voce (lo hanno già fatto mio padre e un discreto numero di conoscenti, quindi ho la risposta pronta). Perché una che di mestiere fa la giornalista si mette a vivere così? Facile: per capire se funziona. È un blog per provarci, dicevo all’inizio. Dunque, è vero che se mettessimo tutti a frutto quello che abbiamo staremmo meglio? È vero, come suggeriscono certi guru, che essere disoccupati, incazzati, delusi, con le lettere di roba da pagare che si accumulano e l’umore che sprofonda, è soltanto uno stato dell’anima e con lo sharing le cose migliorano?
Non lo so, dunque ci provo. Qui sopra ci saranno tutti i miei resoconti dettagliati della vita da sharer: le cose che mi chiedono di fare, la fatica a farle, i soldi guadagnati, le idee che mi vengono, le riflessioni lungo il percorso (non necessariamente politically correct: vedi quella sui couchsurfer troppo amici della cipolla recentemente ospitati). Questo è qualcosa a metà tra un luogo d’incontro e un diario: ci si può passare per vedere come vanno le cose o per buttarsi nell’esperimento.

Perché questo esperimento funzioni ho bisogno fin dall’inizio del vostro aiuto.
Osate. Affidatevi a una sconosciuta e mettetela alla prova. Lasciatevi andare. C’è un mondo da scoprire e la lista dei vantaggi rischia di essere molto lunga (e se invece le cose non dovessero andare, pensate che bello potere avere qualcuno con cui prendersela per i prossimi sei mesi). Insomma. Quel dannato forno ancora non va. Se alla fine di questo esperimento avrò trovato chi lo ripara, sarà già un successo.

 

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