Piacere Milano (Expo sano in turismo collaborativo)

È la seconda volta in poco tempo che mi tocca scrivere bene di questa città: non fateci l’abitudine. Ma  Piacere, Milano si merita lo strappo alla regola.
L’idea è così semplice ed efficace che c’è da chiedersi perché non sia stata messa in pratica prima, come d’altronde capita quasi sempre in questi casi (ho una risposta più che verosimile: la città è talmente non attrezzata per l’Expo, e le infrastrutture così indietro, che affidarsi ai cittadini e alla loro disponibilità è rimasta l’unica risorsa per non far fallire il progetto).
Sostanzialmente Piacere, Milano funziona così: utilizzando la piattaforma, ogni milanese o presunto tale potrà invitare a casa propria a cena un turista arrivato per l’esposizione universale o potrà offrirsi come guida turistica per mostrargli la città. Locali e stranieri devono registrarsi (a 48 ore dal lancio ci sono già 148 potenziali ospiti, inclusa me naturalmente) e poi aggiungere informazioni su di sé, sui propri gusti e via discorrendo, per consentire di accoppiare persone simili tra loro, o potenzialmente interessate le une alle altre.

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L’obiettivo del progetto, infatti, è unicamente il piacere della condivisione: non ci sono soldi in ballo. Non se ne ricevono per cena, né per gli itinerari proposti: e non è un caso che i percorsi di scoperta della città promossi finora sul web siano già quasi tutti esauriti.
La fame di contatti oltre i Piuttosto che, ti aggiorno, bella lì, il bisogno tremendo di superare i cocktail a nove euro serviti su superfici liscissime e bianchissime, l’urgenza di ridare un senso alla città che non sia quello dei trend setter in cerca di vetrine può trovare in Piacere, Milano il proprio sfogo.
Un problema, e grosso, però c’è. Alla voce “Il progetto“, tra gli obiettivi, sul sito si legge: «Realizzare un progetto partecipato in grado di coinvolgere i cittadini e di offrigli un ruolo da protagonista in occasione di Expo 2015».
Perché un comune abbastanza virtuoso da puntare sul turismo collaborativo non riesce ad affidare i testi a qualcuno sufficientemente letterato da scrivere “offrire loro” e non “offrirgli”?
Non son mica dettagli da niente.