Il conto è un optional (Sharing people #2)

Il concetto è talmente semplice da essere poco credibile: si entra in un bar, si ordina quello che si vuole e al momento di saldare il conto si lascia quanto si crede, un contributo ritenuto adeguato, al menù o alle proprie tasche. Di posti così in Inghilterra ne esistono già 30, felice invenzione di Adam Smith che, a dispetto del nome, è un 29enne che non crede affatto al magico potere della mano che autoregola il mercato. Anzi. 

Questo Adam Smith, originario di Leeds, in Gran Bretagna, crede invece nel potere autoregolante della condivisione, della lotta allo spreco e della redistribuzione: una fede grazie alla quale nel 2013 ha inaugurato the Real Junk Food Project e aperto il primo Real junk food Cafè. Un posto nel quale persino il junk food torna ad avere una sua nobiltà: vero cibo spazzatura, recuperato cioè da quello che che normalmente viene buttato via, ancorché buono e perfettamente edibile, da supermercati, negozi, ristoranti eccetera (se per caso vi siete persi quanto cavolo è, e quanto è facile recuperarlo, leggete come ho fatto a Colonia).

Smith (e le decine di persone che in poco più di un anno hanno seguito il suo esempio) cucinano e propongono unicamente piatti ottenuti con cibo di scarto (ma assolutamente commestibile) e si possono quindi permettere di chiedere ai clienti di pagare as you feel, come si sentono: c’è chi può lasciare poco o nulla e chi versa anche più del dovuto, in onore di un contributo morale al progetto. In dieci mesi hanno complessivamente recuperato circa 50 tonnellate di cibo e servito 20 mila pasti. Va da sé che per contribuire non bisogna per forza possedere un supermercato: cittadini comuni si presentano ai Real junk food cafè (qui una mappa: ce ne sono anche fuori dall’Inghilterra, ma purtroppo ancora nessuno in Italia) con quello che avanza nelle loro dispense, allungando la vita a frutta, verdura, carne e latticini pronti a volare nella pattumiera. 

Resta la questione dell’affitto: quello che entra in cassa basta a coprire le spese? Dipende. Ma Smith, come racconta questo articolo dell’Independent, ha avviato un crowdfunfing per comprare le mura del primo Real junk food Cafè che ha aperto. Servono 130 mila sterline e se riuscisse a raccoglierle avrebbe veramente dimostrato come è possibile sovvertire un modello economico che per decenni sembrava essere l’unico possibile: l’importanza di chiamarsi Adam Smith, 250 anni dopo.