E facciamolo, ‘sto boom

Secondo il Censis, il cui rapporto annuale è diventato un copia incolla sociologicamente motivato di umori, frustrazioni ed entusiasmi rilevabili quotidianamente su Internet, la notizia del 2015 è che l’Italia vive un letargo esistenziale collettivo.
E fin qui non si può certo obiettare granché.
L’istituto di ricerca, tuttavia, segnala che questo sonno delle possibilità possa essere risvegliato dalla sharing economy, traduzione monetizzabile dell’entusiamo e della volontà individuale, in pieno boom: «Due milioni di italiani, il 4% della popolazione, hanno utilizzato il car sharing. Tra i giovani l’8,4%, corrispondente a 940 mila persone».
IL COWORKING COINVOLGE 1,5 MLN DI OCCUPATI. E ancora: «Il coworking nell’ultimo anno ha coinvolto un milione e mezzo di occupati, il 3% della popolazione; per i giovani si arriva al 5%».
Poi c’è il crowdfunding (1,2% della popolazione l’ha usato) e persino il couchsurfing (2,5% dei millenial, i nati dopo 1980, ne è fan).
Memorizzate i dati e metteteli da parte. E guardiamo invece adesso un pezzo uscito praticamente in concomitanza su TechCrunch, bibbia dell’informazione digitale americana, che con grosso sdegno titola: «La sharing economy, la gig economy, la on demand economy non sono mai esistite, quindi smettiamola di fingere» (The On-Demand, Sharing And Gig Economies Never Existed, So Stop Pretending They Did).
IL DIBATTITO AMERICANO TRA RETORICA E LEGGI. Il pezzo prende i tre nomi e li smonta.
Uno, sharing, è solo retorica; l’altro, on-demand, è un concetto vecchio; il terzo, gig economy (economia dei lavoretti) sarebbe quello giusto, ma crea confusione su cosa sia un lavoro, specie nei politici che dovrebbero occuparsi della regolamentazione.
Alla fine, dunque, TechCrunch suggerisce di usare l’espressione ‘Smart Market’, mercati intelligenti: e fine di ogni illusione.
Intendiamoci, non è che si voglia fare i sofisti. Quello che interessa, al di là della correttezza dell’analisi – il couchsurfing è usato da 10 milioni di persone nel mondo e non prevede scambi di denaro; così i sistemi creative commons o l’open source: pura condivisione – è l’esistenza stessa del dibattito. Che rende immediatamente un po’ ridicolo il ‘boom’ italiano.

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