Sharing, ossia il potere della contaminazione

Al risveglio ho dovuto camminare circa tre minuti per arrivare dalla camera da letto alla cucina, dove già immaginavo un lucculiano banchetto: il tempo che impiego a Milano per uscire di casa e raggiungere la metro.
Ma evidentemente venerdì non ero a Milano né tantomeno a casa mia. E se a ribadirlo non fosse bastata la camminata, a un certo punto del parquet ho incrociato un signore amorevolmente piegato su un cactus, in un rettangolo di sabbia chiara ritagliato ai margini di una stanza, con piante grasse in armonica composizione e un’aurea di quiete cosmica ad aleggiare: un giardino zen, insomma. Collocato appena prima dell’accesso alla Spa, non distante da una stanza adibita a enoteca, a sua volta non distante da svariate altre cose che fino ad allora avevo visto solo nelle riviste d’architettura.
Considerato che fino a quel momento zen garden per me era stata solo una App per iPhone inavvertitamente scaricata – pare che qualcuno si diverta a rastrellare la sabbia con le dita sullo schermo – non avevo ancora raggiunto la cucina che già sapevo cosa avrei risposto al primo che mi avesse detto che il couchsurfing è roba da spiantati senza soldi.
Già, perché in quella specie di paradiso c’era finita grazie all’ospitalità di due che nella tassonomia di #occupy sono decisamente incasellati nel micro margine dell’1% – quelli ricchi, insomma. Ricchi ma sufficientemente illuminati e aperti da ospitare un incontro sulla sharing economy, la diffusione di libri e il mio in particolare, in barba a luoghi comuni e diffidenze di sorta: un punto per il nuovo mondo. Nel quale Giacomo – il fondatore di Fred – e io ci siamo comodamente adagiati: eravamo pronti a collassare su un divano, abbiamo vinto una camera tutta vetri con bagno privato e asciugamani freschi di bucato.
Poi dici a cosa serve aprirsi al nuovo.
D’altronde per arrivare laggiù, 500 km a Sud di Milano, ho raccolto un po’ di gente per strada, stabilendo il mio personale record di internazionalità da carpooling: in due settimane ho messo insieme tre russe, due cileni, un designer appena rientrato da Pechino e due americani.
«Studiamo a Valencia», mi hanno raccontato i cileni quando ho chiesto se Blablacar fosse diffuso anche da loro e come mai lo conoscessero. «Ah sì, cosa?». «Un master in Discotecologia», han risposto e siccome anche io ebbi il piacere di provare per parecchio tempo le cervezas della Costa del Sol, non ho potuto che compiacermi del perpetrarsi delle buone abitudini, interrogandoli a lungo sui nuovi posti, i costi, la gente.
Tra le loro valigie nel portabagagli non c’era la mia, giacché il mio trolley rosso compagno-di-mille-avventure al momento l’ho imprestato a un nuovo amico, un professore universitario poco più grande di me che ho conosciuto dandogli un passaggio, e da allora abbiamo scoperto che ci stiamo parecchio simpatici; così io gli do lezioni di condivisione (come mettere in affitto la casa su Airbnb? Come pulire? Cosa prendere?) e lui di tutto il resto, praticamente.
Potere della contaminazione, in cui ogni cosa è arricchimento. Cosa mi sarei persa se fossi andata a dormire in un albergo? Se avessi viaggiato da sola? Se non avessi chiacchierato con le persone trovate lungo il percorso?
In definitiva è soltanto allenamento ad aprirsi all’altro: e finire a dormire in una casa hollywoodiana aiuta a trovare coraggio.

(La vista dalla sala)
(La vista dalla sala)

Cirri, Zambotti e io

Piccolo spazio pubblicità.

Il 14 aprile, dopo aver ascoltato Caterpillar, potete venire alla libreria Centofiori di Milano (piazzale Dateo 5) per continuare ad ascoltare Sara Cirri e Massimo Zambotti che parlano di sharing economy, e di Mi Fido Di Te. Appuntamento alle ore 20.30
Tutto quanto va sotto il nome di promozione, lo so,  ma almeno promuoviamo una buona causa, la riscoperta di un approccio umano allo stare insieme, al fare affari, al vivere una città.
Vi aspettiamo.

MI FIDO DI TE MILANO 14.04.15

Mi fido di te, in libreria (o ebook)

Dicono i miei informatori che almeno due copie sono state pre-ordinate, e non da miei famigliari.
Da loro conto su un contributo ben più sostanzioso.
Comunque, eccoci, il 3 di aprile siamo in libreria. Per parlare di sharing economy, e cioè di come si può guidare, mangiare, viaggiare, lavorare, dormire diversamente.

Mi fido di te_Scancarello