Impara l’arte e mettila su carta (un corso low budget da fare)

Quando è morta mia madre mi ero laureata da tre mesi esatti e non avevo la minima idea di quello che avrei fatto nella vita.
L’unica cosa che avrei voluto fare – scrivere sui giornali –  mi veniva sconsigliata con sincero interesse da qualsiasi adulto con cui parlassi, una professione impossibile da raggiungere e peggiore da praticare, in cui ero destinata a sicuri insuccessi e infelicità. Non ne ero convintissima, ma in quel momento non avevo certo la forza per combattere contro le sicurezze altrui. Così sono finita parcheggiata in un costosissimo master, e non ho dovuto aspettare che finisse per iniziare a cercare un giornale che mi facesse scrivere due righe: qualche mese di asap e fyi avevano scolpito la consapevolezza che, per quanto dura la strada verso il reportage, restare in quell’altro mondo sarebbe stato un’imperdonabile tortura autoinflitta.
M’è tornato in mente tutto quanto oggi, nel maneggiare l’annuncio di Kilowatt per il primo corso di sceneggiatura low budget in Italia. Low budget in due sensi: uno è che il corso, 24 ore in due week end, costa poco, e ancora meno per gli studenti (150 euro); l’altro è che ti insegnano a scrivere sceneggiature che possano esse stesse costare poco, cioè essere realizzate sul serio. Il che, in un mondo in cui tra l’avere un’idea e poterla concretizzare si trovano svariati gradi di frustrazione indotta dal denaro, non è una roba da poco.
Poi ci metti che la fanno in un posto bello, un coworking che incuba idee, condivisioni ed energie, nel centro di una città bellissima – Bologna – dove tutti hanno un parente amico cugino che possa offrire un divano (e al limite c’è sempre il couchsurfing); che i docenti sono due che nel settore ci stanno e sanno come funziona, Mario Mucciarelli e Renato Giugliano; che in più hanno chiamato a insegnare un talento come Ermanno Cavazzoni, e pensi che se fosse esistito qualcosa di simile per il giornalismo quando tutti mi dicevano che non s’aveva da fare, magari non mi sarei parcheggiata in un master sprecando parecchi mesi.
Poter sperimentare e mettere un piede dentro ai propri sogni e alle proprie aspirazioni, senza chiedere ai genitori di ipotecare la casa, non è una possibilità da sottovalutare.
E va bene, l’ho presa un po’ alla lontana, ma il tutto è per dire che ci andrei io a farmi due week end di immersione nella sceneggiatura del futuro. Dare una chance alle proprie idee è un privilegio; mettere gli altri in condizione di poterlo fare è qualcosa di vicino a un servizio pubblico. Specie in un Paese in cui la lamentela su quel che non c’è o non si può fare è una sorta di inno nazionale.