Cercasi letto disperatamente

Da quattro giorni passo l’intera giornata a leggere profili di couchsurfer in giro per San Francisco e a decidere quelli a cui chiedere ospitalità nel mio prossimo viaggio.
Vantaggi: la sola idea che lì fuori c’è un mondo intero di persone strafighe disposto ad aprire casa propria per conoscere qualcun altro allevia le pene dell’umanità.
Svantaggi: tutti vogliono essere ospitati da persone strafighe disposte ad aprire la porta a sconosciuti che magari sono anche un filo più bravi di me a programmare le loro date; ergo: tutti quelli a cui ho scritto finora hanno già altri ospiti.
Iniziano a esserci ottime chance che finisca a dormire di fianco ai leoni marini sul Pier 39 coi turisti a lanciarmi acciughe.

Le conseguenze del couchsurfing

Ho ospitato due couchsurfer busker, che è il nome nobile per artisti di strada, che è il nome comune per freakkettoni con zaino, dreadlock e scorte di idealismo sulle spalle.
Ho messo da parte un po’ di paranoie e di pregiudizi e alla fine quasi ho invidiato la loro naiveté nutrita di semini e tisane, che mi hanno pure regalato.
Peccato che quattro giorni dopo in casa ci sia ancora un odore pestilenziale: «Fanno benissimo alla salute», mi ha detto lui la sera che ha deciso di cucinare, tagliando mezza testa d’aglio e tre cipolle intere dentro al soffritto per altrettante persone. Se l’odore non passa entro stasera chiamo i ghostbuster.