Fred, Nicola, Adriano e io

Lavorare o collaborare, questo è il dilemma. O magari nemmeno troppo, posto che sono certa che Nicola abbia risposto alla domanda nel libro, condendola con riflessioni che se finissero sul tavolo del governo magari non dovremmo sorbirci la retorica sul Jobs act e l’articolo 18.
Ma sto divagando.

lavorare o collaborare

Perché il libro, in realtà, non l’ho ancora letto: in compenso l’ho messo in cima alla pila sul comodino (che nel mio caso è un modo nobile per dire per terra, visto che dormo su un futon).
Nicola – che è l’autore – me l’ha incartato insieme alla proposta di fare Sanremo insieme l’anno prossimo – e questo rivela che non mi ha mai visto con un abito stretto, né tantomeno mi ha mai sentito cantare (fortunatamente).
D’altronde Nicola e io prima dell’altro ieri non ci conoscevamo: avevamo solo scambiato parecchie mail, di cui almeno un terzo dedicate a stabilire dove ci saremmo incontrati (scelta caduta sulla pasticceria Cucchi, feeling assicurato) e un altro terzo a rimandare l’appuntamento di giorno in giorno, causa mia influenza, suo lavoro, mio lavoro, sua influenza.
Nel primo terzo, invece, giaceva il motivo dell’appuntamento: Fred, ovvero una delle cose più intelligenti che siano state pensate nell’ultimo decennio.
Fred è una piattaforma per scambiarsi libri: rispetto al book crossing tradizionale, c’è l’elemento umano.
Io carico sulla mia pagina una serie di libri che sono pronta a prestare a sconosciuti e gli sconosciuti fanno lo stesso. Grazie a una mascherina di ricerca, posso verificare chi condivide quali libri e dove, posso cliccare sui loro nomi, inviare una mail, chiedere il volume in prestito. Il che, ovviamente, è l’occasione per ampliare la propria libreria mentale – quella in cui i libri si consumano davvero, e non solo si esibiscono – ma anche per conoscere persone nuove.
Le persone davvero intelligenti, poi, lo usano anche per proporre qualcosa di personale: Nicola, per dire, offre in prestito i testi che lui stesso ha scritto, e scommetto che è un bel leggere, perché lui ha un bel pensare.
In ogni caso, per tornare all’elemento umano, se il nostro incontro per colazione da Cucchi non fosse stato già da solo sufficientemente Carramba, dopo decine di mail con tanto di consigli per guarire dall’influenza, c’ho messo anche un tocco in più: mi sono portata dietro un fotografo.
Un giovine fotografo. Uno studente che aveva bisogno di soggetti per il suo servizio sulla sharing economy. E di consigli sul suo futuro lavorativo.
Così è finita che ci siamo trovati io, Adriano il giovane fotografo, Nicola l’autore di libri e un paio di brioche. C’avesse incrociati Gino Paoli, altro che Eravamo quattro amici al bar.