Cedo gratuitamente causa trasloco

Non è che non lo sapessi prima: sono mesi, anzi, che ci ragiono sopra. Però un conto è pensare in astratto che hai bisogno di meno di un terzo delle cose che possiedi –  se si parla di necessità in realtà me ne serve un centesimo, ma un terzo magari mi va di tenerlo – un altro conto è impacchettare tutti quei tre terzi e trasferirli in un’altra casa, dove siccome non sono realmente necessari probabilmente non li spacchetterai nemmeno, e magari fra qualche tempo li trasferirai in un altro posto ancora, finché un giorno butterai via tutto senza nemmeno controllare davvero di cosa si trattava.

Parlo per esperienza: nel 2008 io e il mio moroso dell’epoca ci siamo lasciati, vivevamo insieme e le scatole che portai via da quella casa sono ancora intatte, parcheggiate in una cantina (meglio non dire di più: sai mai che i proprietari della cantina se ne ricordino).
A questo punto del discorso è abbastanza chiaro che sto traslocando, e bisognerebbe fare una puntata di Verissimo per riprendere quante cose ho accumulato in trenta metri quadrati: 11 scatoloni solo di libri, per la miseria, e viva l’era del digitale.
Il futuro è il booksharing, non mi è mai stato così chiaro.

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Nel presente, però, ho deciso di fare un piccolo bazar Pane & Sharing: vi offro, ovviamente agratis, qualche oggetto.
Piccole cose, ma a colpo sicuro. Per dire,  chi non vorrebbe una parrucca fucsia con cui fare un figurone alle feste di amici? Vi assicuro che non è facile trovarne una.

pickerimageOltre alla parrucca, il gran bazar in questo momento offre:

un vestitino comprato in uno dei famosi mercati provenzali – quello di Arles – capace di rendere tutte un po’ più Amelie (meglio se sotto i 50 chili);

un maglioncino molto bobo* mai indossato, nemmeno una volta (ero bobo solo nel negozio, a casa sembravo una studentessa in ritardo col programma d’esami);

un eccezionale porta champagne (o, più modestamente, porta bottiglie) che tiene anche la temperatura, f-a-n-t-a-s-t-i-c-o per fare un figurone con gli amici.

 

Certo, e poi c’è il pezzo forte. Ma qui c’è poco da scherzare: manca poco che mi si spezzi il cuore. Cinque anni di Time, collezione completa. Non chiedetemi perché la do via: banalmente non ci stanno più. Alcuni li butto via senza nemmeno aprirli, tanto li leggo sull’iPad. Se vivessi non dico in una reggia ma almeno in una casa normale potrei permettermi di coltivare la mia emeroteca, ma in quanto nomade digitale con piccola dimora devo cedere l’amata carta a chi se la può permettere. A due condizioni: l’archivio non si rivende (altrimenti lo rivenderei io), e se qualcuno vuole consultarlo può.

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Scrivetemi se interessati, a qualsiasi di questi oggetti (ne seguiranno altri).

*Bobò, in francese, crasi di bourgeois bohemian; in italiano diremmo forse radical chic, ma non combacia perfettamente