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La biblioteca degli oggetti arriva a Bologna

Negli ultimi tempi è successo che sharing economy sia diventata sempre più un’espressione di retorica sicurissima e un po’ pelosa; fuori splendente di buone intenzioni, dentro rosicchiata da multinazionali genericamente poco inclini a pagare le tasse e a ridistribuire il valore ottenuto; o di consulenti e amministrazioni pubbliche che devono farsi belli e innovativi.
Non serve nemmeno fare i nomi: basta leggere i giornali. La condivisione, motore poderoso di un cambiamento sociale, ecologico ed economico, è finita alla mercé delle strategie di mercato: asset su cui costruire piani, al di là delle reali intenzioni o della volontà di sfondare barriere e abitudini.
Ne ho sentite e lette così tante, di storie di queste genere, che di recente quasi mi sono venute a noia, come se fosse il declino ineluttabile delle buone idee capitalizzate e divorate dal sistema che volevano cambiare (Marx, dì qualcosa, ti prego: lo so che ci sei già passato).
Poi, ogni tanto, succede quella cosa stupenda che restituisce senso e smalto a tutto quanto. Questa volta, per esempio, tocca alla Biblioteca degli oggetti che inaugura sabato 16 aprile a Bologna (maledetti loro: son tutte lì le cose migliori).

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Biblioteca degli oggetti, e cioè un posto in cui le cose si prendono in prestito: perché comprare un carrellino per fare il trasloco se lo userò una volta nella vita? E se l’ho comprato, perché tenermelo in una casa troppo affollata al posto di metterlo a servizio di altri?
(Sì, questa è una citazione personale)

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L’idea è nata in Germania, e se siete lettori di Pane e sharing da un po’ vi ricorderete della prima volta che a Colonia ho visto queste ex cabine del telefono zeppe di libri, e i negozietti pieni di oggetti, chiedendomi se in Italia ce l’avremmo mai fatta.
E quindi sì, ce l’abbiamo fatta: prima al Dynamo, poi probabilmente anche alle Serre dei Giardini (due posti super, oltretutto) ci saranno dei punti dove prendere oggetti, o portarli. Naturalmente con regole e impegni: non si condividono armi, per dire, e un oggetto si tiene al massimo per 4 settimane, ché la biblioteca degli oggetti serve a farli circolare e a prendersene cura connettendo le persone, non a sbarazzarsene.
Il regolamento è qui, se volete leggervelo, e devo dire che quasi un po’ emoziona: perché è semplice ed essenziale, come dovrebbero essere le cose la cui portata di cambiamento è immediatamente comprensibile a tutti.

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