i come Imparare, collaborando

Ogni tanto penso a Berlusconi e riesco quasi a provare dispiacere per lui (occhio agli avverbi: ogni tanto, quasi). Quanto gli sarebbe piaciuto poterlo dire: «In cima al nostro programma, I come i-learning», e poi qualcuno nel pubblico avrebbe alzato la mano e specificato che si dice I ma si scrive E, e non ci sarebbe mai più stato posto per lo sventurato precisino a una conferenza stampa.
Comunque sia, senza dubbio il Berlusca se ne sarebbe innamorato e avrebbe anche trovato il modo di farci i soldi; e quindi meno male che il tempo è passato più veloce di lui, adesso si chiamano Mooc -Massive open online courses – e io oggi posso andare su OilProject a cercare la voce materialismo storico, per un ripassino necessario prima che alla scuola americana di mio nipote gli insegnino una versione non conforme e nessuno ne sappia abbastanza per contraddirli.
Insomma, di questo parliamo: del fatto che nel mondo multiforme della collaborazione, una voce grossa e poco raccontata  – proprio perché al momento non produce denaro – è quella dell’apprendimento.
Ci sono i progetti come OilProject, appunto: lezioni gratis, più o meno su qualsiasi materia, on line. Ti viene in mente che non ricordi nulla di Hegel? Non riesci a dare una mano a tuo figlio con le equazioni? Vuoi migliorare l’inglese? Hai un impellente necessità di capire se Allah e Dio sono diversi? Ti serve una guida per imparare a usare Photoshop?
Insomma, c’è tutto, e quello che non c’è ci sarà, perché via via l’idea nata da un gruppo di ragazzi bravi e squattrinati si sta allargando, stringe partnership con altri progetti digitali, si conforma ai requisiti scolastici, per diventare sempre più una fonte standard, attendibile e nota. Una specie di wikipedia – la madre di tutti i progetti collaborativi, per cui ricordatevi di donare 5 euro, ché non ripagano nemmeno un milionesimo di quello che verosimilmente l’avete usata nella vita – dell’istruzione, che in più fornisce anche test, materiale da scaricare e interi corsi da seguire, che vanno dalla musica alla psicanalisi alla drammaturgia (Michele Boldrin, per dire, ha messo a disposizione un corso di analisi economica base, che non renderà nessun un economista fatto e finito ma magari può aiutare a capire quello di cui si parla sui giornali).
Per tutto il resto, poi, c’è Coursera, che ho battezzato come la scoperta migliore del mio 2014. Il salto di qualità è che nella piattaforma non ci sono corsi e materiali prodotti e forniti da volontari, ma messi a disposizione da università: ci sono corsi di Harvard, di Yale, di Princeton, ma anche della Sapienza, per dire. La maggior parte sono completamente gratuiti: ci si iscrive, si segue il corso scaricando i moduli quando si vuole, si fanno le prove intermedie e un esame finale, quando c’è. Alcuni rilasciano anche un certificato, vero, riconosciuto, che si può inserire nel curriculum e far valere a concorsi e prove d’ammissione. Il costo dei certificati e dei corsi a pagamento è di 49 dollari; non so oggi a quanto stia il cambio, ma meno di 50 euro per un certificato bollato Yale secondo me sono ben spesi.
Io quest’anno ho fatto un corso gratuito di macroeconomia applicata di Ucla, University of California Los Angeles; e mi sono anche iscritta a uno di mercati finanziari a Yale. Poi sventuratamente è venuto fuori che quello di Yale era in cinese (ne fanno uno in inglese e uno in cinese, ho sbagliato la data di inizio): ho chiesto indietro i miei 49 dollari, li ho riavuti in mezz’ora e adesso attendo che parta l’altro.
Mai come su Coursera ho avuto la sensazione netta delle possibilità: se mi interessa qualcosa posso iscrivermi a un corso universitario strafigo che lo tratta. E certo: non c’è più la meraviglia del perdersi nella facoltà, del ricevimento dai prof (che comunque rispondono via email alle domande) o del cazzeggiare nei corridoio come facevo a 20 anni a Bologna, ma quello appunto l’ho già fatto.
Adesso c’è il mondo davanti, ed è a disposizione di tutti. La pigrizia umana è infinita, ma è sempre più difficile trovare scuse per giustificarla. Almeno tra chi si può permettere un computer e una connessione.

Un commento su “i come Imparare, collaborando”

  1. Brava

    buon lavoro; intanto ho nominato su donnecultura.eu, in un articolo di oggi il tuo blog.

    Mi piacerebbe tanto mettere a disposizione alcune mie esperienze dal giardinaggio, anche orto, alla cucina, ma soprattutto il mio innato senso estetico ed esperienza, per la moda e l’arredo (non come lavoro ma come suggerimenti di scelte estetiche); a proposito ho anche un diploma di secondo livello conseguito all’Accademia di Brera in Grafica d’arte.

    In cambio chiedo ospitalità per qualche notte a Milano o al mare.

    Cosa ne dici ?

    Qualcuno è interessato? Accetto solo ospitalità femminili nella spranza di non dare adito a malintesi.

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