Benvenuto, rifugiato

Se un paragone può aiutare a capire, qualcuno ha usato quello con Airbnb. Solo che Flüchtlinge willkommen (Benvenuto rifugiato) non serve ai vacanzieri bensì ai richiedenti asilo. Nonché alle amministrazioni che aiuta in modo discreto.
Sul sito, creato in Germania già alla fine del 2014, ma diventato famoso solo con la crisi nella gestione dei migranti di questa disgraziata estate, i cittadini possono elencare gli spazi che hanno disponibili per accogliere i richiedenti asilo. L’associazione si preoccupa poi di far combaciare i profughi stessi con gli spazi disponibili.
In Germania finora sono stati “collocati” 96 rifugiati; in Austria, dove l’iniziativa è decollata a inizio 2015, sono stati trovati altri 81 posti. Possono sembrare pochi, ma considerando che si tratta di un movimento spontaneo pressoché sconosciuto alla massa, sono invece parecchi.
L’ospitalità non deve essere eterna: a volta si tratta di qualche settimana, altre di qualche mese.
Chi ha aperto le proprie case agli ospiti in Germania riceve un contribuito dalle amministrazioni dei Lander (le regioni), anche se l’iniziativa non è sponsorizzata né riconosciuta come ufficiale dalle istituzioni. Anche per questo, l’associazione Flüchtlinge willkommen raccoglie donazioni, e anche un contributo minimo può essere d’aiuto: sul sito ci sono le coordinate bancarie.
Ispirati dai tedeschi, gruppi gemelli stanno nascendo in altri Paesi, Italia inclusa. I lavori sono ancora in corso (e io ho chiesto di farne parte) e passano attraverso questioni burocratiche parecchio farraginose. Ma la speranza, come ci hanno insegnato i migranti, è davvero l’ultima a morire.

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