Lo spettacolo della condivisione

Sant’Arcangelo di Romagna è un paesino a due passi dall’Adriatico, arroccato su colline di una morbidezza accogliente che ricorda la gente della zona. Mi è capitato spesso di finire da quella parti a dormire dopo nottate passate a rimbalzare in Riviera tra feste in spiaggia e bagni, annaffiati da parecchia birra ovviamente – erano anni eroici, del resto, in cui capitava di avere idee brillanti come un bagno di mezzanotte lasciando incustoditi vestiti e borse, salvo riemergere dalla Laguna blu scoprendo che ti avevo rubato persino i pantaloni, una condizione in cui non è facilissimo tornare a casa, né tantomeno presentarsi alla polizia per denunciare il furto.
Sto divagando, comunque: era per dire che quando in effetti riuscivi a tornarci a Sant’Arcangelo (o a Bertinoro, o in altri posti in zona) si stava benissimo, immersi in una quiete punteggiata di piadine fragranti alte un centimetro che donano la pace dei sensi.
Ho scoperto però che c’è un’altra ragione per andare a Sant’Arcangelo ed è il Festival internazionale del teatro in piazza, che già nel nome evoca cose belle, in programma dal 10 al 19 luglio.
Non conosco la manifestazione perché non ci sono mai stata, ma me ne hanno parlato. E in particolare mi hanno raccontato la storia di Veridiana Zurita, brasiliana di San Paolo che vive a Bruxelles e da qualche tempo lavora su spettacoli che nascono dalla condivisione: in senso letterale.
L’idea è buffa e ricca di spunti – a New York nei primi anni ’70 sarebbe stata una specie di routine della Factory warholiana. Veridiana (32 anni), infatti, chiede alle famiglie del posto in cui dovrà esibirsi di ospitarla qualche giorno prima dello spettacolo. Entra nella loro routine, fa cose con loro, utilizza i loro oggetti e per ripagare dell’ospitalità la sera cucina per loro. Poi arriva il momento dello spettacolo e lei cosa mette in scena? Quello di cui si è appena nutrita, cioè la vita di quelle famiglie, la loro esperienza insieme e le relazioni tra ospiti e stranieri, in una performance che è una restituzione quasi antropologica. Che, immagino, per la famiglia deve essere un po’ imbarazzante, ma certo anche molto incuriosente: l’artista sta parlando proprio di te.  Di come sei. Di come stai con gli altri. Di come stai nella tua casa.
Ogni volta che tu mi apri la porta, mi concentro per creare in me uno svuotamento e lasciarti spazio. E così ci incontreremo di nuovo. L’imbarazzo di non sapere nulla l’uno dell’altro mentre ceniamo nella tua cucina e l’intimità dello spazio domestico sono in scontro. In questo momento, che di solito non si può trattenere per troppo tempo, qualcosa di reale sembra accadere”, spiega Veridiana ai suoi potenziali ospiti.
Chi vuole averla intorno è ancora in tempo per farlo: tutte le istruzioni si trovano nei link che vi ho messo.

Veridiana Zurita_1

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