Cerco casa (per due giorni)

Non sono esattamente certa che altri lo definirebbero un successo, ma siccome il mio senso dell’autoironia ha provato più volte di essere parecchio elastico siamo qui a celebrare che la mia analista non mi faccia più pagare la parcelle dopo aver letto pane e sharing, in cambio di un coinvolgimento a un programma di umana consapevolezza in cui forse addirittura rischio di non essere io la più fuori di testa (si fa per ridere, eh, che poi arriva sempre qualcuno che l’ha presa sul serio e io c’ho già sul groppone un forum di fan di Vasco Rossi dal titolo ‘io una come Gea Scancarello la prenderei a calci nel culo’ e mi sono appena accorta che qualche anima pia ha cancellato la relativa pagina facebook, quasi me ne dispiaccio).
Restituisco parte del bene ricevuto lasciando la casa ad altre due couchsurfer spagnole nel week end, e me ne servirebbe una in zona Sarpi a Milano per ospitare amici con un’emergenza. Non è che qualcuno si candida? Giuro, la prima volta sembra difficile, poi diventa quasi divertente.

C’è un armadio da costruire

Inauguriamo la bacheca dello sharing. Luca ha bisogno di una mano con un armadio; in cambio può scrivere per voi lettere d’amore (un’offerta francamente irrinunciabile) oppure può regalarvi un sacco di mobili Ikea che non gli servono più.
Dai, ragazzi, fatevi sotto.
Per offrirvi, o anche solo per comunicare con Luca o con gli altri, lasciate qui un commento, oppure sulla pagina Facebook di Pane e sharing. Poi io farò gli incroci.
Fatevi sotto!

La forza bruta in cambio della penna. Devo spostare un armadio del Mondo Convenienza da Milano a Giussano (Monza Brianza), e con il cacciavite sono una pippa. Si tratta di un armadio a cinque ante da smontare, trasportare e rimontare 35 chilometri più a nord rispetto alla posizione attuale. Cosa offro in cambio? La possibilità di farvi diventare gli amanti più poetici e romantici che esistano, in una lettera d’amore appassionata che metterà in difficoltà i grandi del passato. Non volete essere romantici? Non vi interessa la lettera d’amore? Piano B: insieme all’armadio, potete portarvi via una libreria Ikea, un mobiletto basso Ikea e quattro sedie con lo schienale alto. Mobili per mobili o mobili per amore. A voi la scelta.

Voglio vivere di sharing

Pane e sharing. Altrimenti detto: diamoci una mano. E cioè: io metto a disposizione di tutti il mio tempo, quello che so fare e le cose che possiedo; in cambio ricevo aiuti, altri oggetti o anche denaro.
Una volta si chiamava baratto, o solidarietà. Adesso, per essere estremamente sintetici (e riduttivi), si chiama sharing economy, economia della condivisione.
Gli esperti avvizziranno di fronte a questa mia microscopica introduzione, ma non importa: questo non è un blog per esperti. È un blog per provarci.
La sharing economy è qualcosa di simile a un cappello a falde larghissime, sotto la cui ombra proliferano cose molto diverse tra loro: servizi che cambiano il nostro modo di spostarci (il carsharing, per dirne uno che tutti conoscono) e la possibilità di affittare la propria casa a sconosciuti quando si è in vacanza; ma sharing è anche girare il mondo dormendo sui divani degli altri (couchsurfing) o lo sfizio di noleggiare abiti di alta moda solo per una sera. E poi ancora dare via gli oggetti che non si vogliono più ricevendo qualcosa di nuovo in cambio o anche le banche del tempo digitali, ovvero quelle piattaforme internet in cui io so parlare l’inglese, tu sai aggiustare il forno e allora facciamo che io ti do lezioni di inglese e tu mi aggiusti il forno.
(Confesso: sono mesi che cerco qualcuno in grado di aggiustarmi il forno. Senza trovarlo. O gli aggiusta-forni non frequentano Internet oppure i forni vecchi come i mio sono dannatamente difficili da aggiustare).
In ogni caso questo blog nasce per sperimentare tutto quanto. Per vivere di sharing, cioè di condivisione.
Condividere per un periodo sarà il mio lavoro: sono iscritta praticamente a tutte le piattaforme Internet che esistono in Italia (qui l’elenco, se avete suggerimenti sono ben accetti) ed elencherò su questo blog tutte le cose che so fare o che posso fare per voi. Magari cose per cui non avete tempo o voglia: tipo andare in posta, portare fuori il cane, tenere i bambini, cucinare pranzo o cena, pulire casa, accompagnarvi da qualche parte in macchina, trasportare cose; e poi ancora, dare lezioni di inglese o di spagnolo, scrivere testi (non avete un’azienda per cui volete fare una nuova brochure?), scrivere post e blog su commissione o persino biglietti d’auguri. Insomma: più o meno qualsiasi cosa io sappia fare la farò per voi, in cambio del vostro aiuto in altre cose o di un compenso che decideremo insieme. Per organizzarci, potete semplicemente scrivermi qui sopra: i contatti sono in fondo a questa pagina).

Va bene, ora chiedetelo pure ad alta voce (lo hanno già fatto mio padre e un discreto numero di conoscenti, quindi ho la risposta pronta). Perché una che di mestiere fa la giornalista si mette a vivere così? Facile: per capire se funziona. È un blog per provarci, dicevo all’inizio. Dunque, è vero che se mettessimo tutti a frutto quello che abbiamo staremmo meglio? È vero, come suggeriscono certi guru, che essere disoccupati, incazzati, delusi, con le lettere di roba da pagare che si accumulano e l’umore che sprofonda, è soltanto uno stato dell’anima e con lo sharing le cose migliorano?
Non lo so, dunque ci provo. Qui sopra ci saranno tutti i miei resoconti dettagliati della vita da sharer: le cose che mi chiedono di fare, la fatica a farle, i soldi guadagnati, le idee che mi vengono, le riflessioni lungo il percorso (non necessariamente politically correct: vedi quella sui couchsurfer troppo amici della cipolla recentemente ospitati). Questo è qualcosa a metà tra un luogo d’incontro e un diario: ci si può passare per vedere come vanno le cose o per buttarsi nell’esperimento.

Perché questo esperimento funzioni ho bisogno fin dall’inizio del vostro aiuto.
Osate. Affidatevi a una sconosciuta e mettetela alla prova. Lasciatevi andare. C’è un mondo da scoprire e la lista dei vantaggi rischia di essere molto lunga (e se invece le cose non dovessero andare, pensate che bello potere avere qualcuno con cui prendersela per i prossimi sei mesi). Insomma. Quel dannato forno ancora non va. Se alla fine di questo esperimento avrò trovato chi lo ripara, sarà già un successo.